Chi non si è mai trovato a sminuire i propri risultati, attribuendosi colpe e fallimenti non del tutto meritati, alzi la mano. Silenzio? Esatto.
Prendiamo il caso di Giorgia (nome di fantasia): una neo-mamma, imprenditrice, alle prese con la gestione della propria azienda. In un momento già complesso della sua vita, la sua collaboratrice di fiducia è costretta ad assentarsi per motivi di salute. Giorgia si ritrova così a dover fronteggiare un carico di lavoro imprevisto, tra urgenze e responsabilità crescenti a casa e a lavoro.
Durante una sessione, mi dice: “Non basta mai. Ogni mattina mi propongo mille obiettivi, ma arrivo a sera con la sensazione di non averne raggiunto nemmeno uno. Cosa c’è che non va in me? Come posso fare per arrivare a fare di più?”
Ma forse è proprio qui che serve fare chiarezza: cosa intendiamo davvero per “obiettivo”?
Spesso confondiamo gli obiettivi con semplici buoni propositi o con una lista di desideri. Ma un obiettivo, per essere tale, deve essere concreto, misurabile e realistico. Possiamo avere mille intenzioni ogni giorno, ma se non sono ben definite, rischiano di trasformarsi in fonti di frustrazione.
Inoltre, tendiamo a sottovalutare ciò che facciamo davvero. Giorgia, ad esempio, si rimproverava di non aver “fatto nulla”, ma poi ha raccontato di aver smistato fatture, risposto a decine di email e gestito emergenze impreviste. Non è forse questo un risultato?
E infine il contesto: quanto conta? Tanto. Il contesto è tutto.
Un obiettivo non ha valore assoluto: il suo significato cambia in base alla fase di vita in cui ci troviamo.
Correre una maratona avrà un peso diverso per un’atleta professionista o per a un genitore che lavora a tempo pieno e riesce ad allenarsi solo due volte a settimana.
Ecco perché è fondamentale chiederci:
- I miei obiettivi sono chiari e ben definiti?
- Sono coerenti con il mio contesto attuale?
- Sto valutando i miei risultati con criteri realistici?
Quando un obiettivo è troppo vago, non sappiamo da dove iniziare. Quando è troppo ambizioso rispetto alle nostre risorse attuali, rischiamo di demotivarci o, peggio, di sentirci inadeguati. E così, invece di ricalibrare le aspettative, finiamo per colpevolizzarci.
La chiave è imparare a misurare i nostri progressi con strumenti adeguati. Un obiettivo va tradotto in azioni concrete, valutato con parametri oggettivi e, soprattutto, adattato al contesto in continua evoluzione in cui viviamo. Perché, in fondo, non è detto che tu stia fallendo. Forse è solo il metro che stai usando a non essere quello giusto.



